
Disco
fresco, a tratti entusiasmante, questo Bandando che si ascolta tutto
d' un fiato senza un attimo di stasi. Il fatto è che Marco Castelli
è stato assai bravo a mettere su una formazione assolutamente atipica
nel senso che è in grado di transitare da un terreno all'altro senza
la minima difficoltà sì da affrontare un repertorio quanto mai variegato.
Così alle volte si ha la sensazione di ascoltare una sorta di orchestra
popolare, per essere immediatamente smentiti dal brano successivo
dove la band appare quanto mai sofisticata in grado di produrre un
sound originale e assolutamente moderno; insomma le citazioni e i
linguaggi si intrecciano a produrre soluzioni musicali sempre nuove
e diverse. Così ad esempio il brano d’apertura – “African marketplace”
di Dollar Brand – come recita lo stesso titolo si rifà espressamente
ad atmosfere tipiche delle “brass band” africane, mentre il brano
successivo è niente meno che una medley composta da “Tu vuò fa l’americano”
di Nisa e Carosone e “Vecchio frack” di Domenico Modugno, brani affrontati
dall’orchestra con grande rispetto ma nello stesso tempo con il necessario
spirito di novità. E via di questo passo attraverso altri sette eccellenti
brani tra cui da ascoltare con particolare attenzione “Baires” grazie
anche all’assolo straordinario di uno dei migliori chitarristi europei
che attende ancora una giusta valorizzazione: Ermanno Maria Signorelli.
Gerlando Gatto -"Online-Jazz.net"
Marco
Castelli è un musicista eclettico che, partendo dal jazz, si è cimentato
in numerose e diverse collaborazioni che abbracciano vari aspetti
del mondo artistico e dello spettacolo, dal teatro alle performance
multimediali. Ha collaborato con nomi di spicco come Lee Konitz, Philip
Catherine, Marcus Stockhausen, ed è tuttora impegnato in molti progetti
paralleli in ambito musicale e teatrale. L'eclettismo è forse il segno
dominante del progetto BandOrkestra.55 - giunto al secondo album dopo
il precedente "BandaLarga" del 2006 - nel quale confluiscono suggestioni
diverse, dallo ska al funk, dal boogie woogie al latin, fino alle
influenze balcaniche e mediorientali; il tutto viene mescolato in
un ribollente calderone di ritmi pulsanti che spingono una sezione
di fiati extra-large (ben 8 sassofoni!) al preciso compito di coinvolgere
e poi travolgere l'ascoltatore. BandOrkestra, per definizione del
suo direttore non è una big band jazzistica né una banda di piazza,
ma forse è proprio le due cose messe insieme. Lo sottolinea la popolarità
del repertorio e l'utilizzo di "medley" di pezzi famosi rivisitati
in chiave swing e boogie come in "Vecchio Americano" che reinventa
Carosone e Modugno, o l'omaggio finale al leggendario "Mr. Louis Prima",
re del "broccolino boogie" negli anni cinquanta. Sulla stessa falsariga
ecco "Misirlou" di Dick Dale – "sigla" della colonna sonora di Pulp
Fiction - ed il soul-jazz di "Jive Samba", mentre le influenze più
o meno esotiche le ritroviamo in "African Marketplace" di Dollar Brand
(ora Abdullah Ibrahim) e nella balcanica e romantica "Ausencia" a
firma di Goran Bregovich. "Febo", la sognante "Baires" in odore di
tango, e la scatenata "Bandando" sottolineano invece le capacità di
scrittura da parte del leader. "Take no prisoners": la band marcia
come un rullo compressore forte della sua possente sezione di fiati
e di una ritmica tritatutto, senza però tralasciare qualche residua
finezza nell'esposizione dei temi e nel dipanarsi degli assoli, impreziositi
dall'intervento sempre puntuale dei numerosi ospiti. Ma è la compattezza
del gruppo a farla da padrone. In conclusione un disco divertente
e godibile, sottofondo ideale per una festa di inizio estate: mettetelo
sul lettore, alzate bene il volume e farete ballare anche i tavoli.
Roberto Biasco -"Jazzitalia"
Non una Big Band, non un'orchestra popolare, bensì una "Banda Moderna".
Così piace definire BandOrkestra.55 al suo creatore e direttore, Marco
Castelli. E la definizione non sembra sbagliata, perché questa formazione
amplissima (oltre a Castelli, diciassette elementi e dieci ospiti)
in certa misura unisce le caratteristiche dell'organico popolare -
impatto sonoro "avvolgente," spirito allegramente festoso, compattezza
- e di quello jazzistico - ritmi, percussività, pregnanza degli inserti
solistici - trasformandosi però in qualcosa di originale. Come documenta
questo suo secondo CD (il primo, Bandalarga, è del 2006) prodotto
e registrato dalla Casa della musica di Trieste. Rispetto ad altre
esperienze di questo tipo (Banda Improvvisa, Banda Ionica), BandOrkestra
mostra un repertorio più eclettico, che pesca indifferentemente in
ogni genere musicale alla ricerca di brani "memorabili," come "Ausencia"
di Bregovic, "African Marketplace" di Abdullah Ibrahim, "Tu vuò fa'
l'amaricano" di Carosone e "Vecchio frac" di Modugno (fusi in una
divertente medley) e vi aggiunge composizioni scritte appositamente
da Castelli. Rimangono invece importanti da un lato la coralità e
dall'altro il ruolo limitato, ma essenziale, delle singole voci in
assolo, non a caso riportate brano per brano nel libretto. Ne vien
fuori un album piacevolissimo, colorato e divertito, che dà almeno
un'idea del clima che l'orchestra deve essere capace di creare nelle
esecuzioni dal vivo, grazie alla messa in scena di una musica dai
toni popolari ma non banali, dalla verve intensissima, che usa anche
stilemi ricercati per rappresentare in primo luogo la vitalità che
la musica dovrebbe sempre avere per tornare a svolgere anche il ruolo
sociale per cui è nata nelle sue lontane origini: legare e unire tutti
coloro che si raccolgano assieme per ascoltarla. Un ruolo che oggi
si rischia sempre più di scordare e che una realtà come BandOrkestra
rivaluta. Anche per questo merita un sentito plauso.
Neri Pollastri - "All About Jazz"
Se
nel terzo millennio meticcio i gruppi oramai vi stanno stretti, provate
con i combos che flirtano con i generi. Per esempio con la BandOrkestra.55
nata nella Casa della Musica di Trieste e diretta dal sassofonista
e compositore Marco Castelli. Una supergruppo di sedici elementi che
mescola le carte in tavola, gioca con le ibridazioni e usa i ritmi
come vagoni per attraversare il pentagramma e il pianeta. Bandando,
disco prodotto da CNI (una delle ultime etichette indipendenti rimaste
in Italia) è un afresco sonoro gradevolissimo dentro cui trovano spazio
storie d'Africa e di Medioriente, racconti balcanici e argentini,
frammenti d'improvvisazione e feste di piazza. L'approccio base è
il jazz che di brano in brano assume le forme sinuose del tango, si
mescola con il dub e le rutilanti armonie black, se ne va a braccetto
con il boogie e lo swing napooletano. Tra omaggi a Carosone, Quentin
Tarantino e Goran Bregovich, trovano spazio ottime composizioni come
Baires, struggente dedica a Borges che si insinua lieve e malinconica,
sottolineata dalla chitarra classica di Ermanno Signorelli. Sassofoni,
trombe ma anche ciaramelle, launeddas, violini e ukulele. L'universo
sonoro di BandOrkestra.55 è tanto eterogeneo quanto fiammeggiante.
E quindi via, a ballatre con lo ska della title-track o con Jive Samba
di Cannonball Adderly. Le citazioni, anche colte, non mancano ma il
risultato è divertente e fieramente multicolore.
Daniela Amenta - "L'Unità"
Alla faccia della superstizione, la fanfara triestina arrangiata e
diretta da Marco Castelli è composta da diciassette elementi fissi:
per fortuna ben poco va storto in questo cd che fa capo alla Scuola
di Musica 55 del capoluogo giuliano. Con parecchi ospiti a soreggere
l'impianto d'ottone dell'Orkestra, i nove brani scorrono solari e
muscolosi giocando con canzone italiana, jazz caldo, ritmi nordamericani
e spruzzate d'Africa. La prima cosa che balza alle orecchie è l'evidente
divertimento dei musicisti, coordinati quel tanto che basta a inidirizzarne
l'esuberanza: di sicuro dal vivo non deluderanno, li attendiamo volentieri
al varco." D. B. - "Il Giornale della Musica" "Marco Castelli e la
sua band dalle sonorità multietniche si tuffano tra i suoni del mondo.
E lo fanno con uno stile e una classe particolarmente riconoscibile.
Sound differenti provenienti da ogni angolo del globo si uniscono
in un risultato coinvolgente e poco comune. Citazioni sonore multiple,
musicali ma anche cinematografiche, per un percorso a zig zag nel
tempo e nello spazio, sostenuto alla perfezione dai numerosissimi
elementi della band (8 sassofoni, tromba, flicorno, flauto, trombone,
chitarra, piano, basso, batteria e percussioni, e senza contare le
collaborazioni varie si arriva quasi a 30 elementi). Si parte dalla
roboante ‘African Marketplace’, dal sound balcanico e in stile Goran
Bregovic: sei minuti in cui la musica dell’est fa l’amore con quella
africana, mescolando suoni e linguaggi. Il viaggio prosegue con un
tuffo indietro nel tempo, spostando l’orecchio verso sud: ‘Vecchio
americano’ prende spunto da ‘Tu vuo´ fa´ l´americano’ di Carosone
in chiave salsa, per poi aggiungerci ‘Vecchio Frac’ di Domenico Modugno,
con il pianoforte sorprendente di Angelo Comisso. Il risultato è particolarmente
coinvolgente. Se ‘Febo’ è un tuffo momentaneo in un sound elettronico,
ballabile e solare, ‘Baires’ colpisce per l’eleganza del sound. ‘Misirlou
(Pulp Fiction)’ invece è un omaggio al celebre film di Tarantino,
con tanto di sassofoni e violino in evidenza. E più ci si avvia verso
la fine del disco, più le sonorità diventano vitali, passionali e
allegre. In questo senso, ecco che arrivano il sound jazzato e originale
di ‘Jive Samba’, lo ska forsennato di ‘Bandando’, tutta trombe e divertimento,
la leggerezza malinconica ma calorosa di ‘Ausencia’ (di Goran Bregovic)
e un’altra super-fusione tra canzoni famose targata Bandorkestra.55:
‘Mr. Lous Prima’, infatti, unisce ‘Bingo Bango Bongo’, ‘Caldonia’
e ‘Jump Jive’ in un bel boogie incredibilmente coinvolgente. Che dire,
la Bandorkestra.55 di Castelli, che si autodefinisce ´Banda Moderna´
(e ne ha tutte le ragioni), riesce a coniugare le più disparate influenze
musicali e una particolare inventiva compositiva, davvero sorprendente.
E così, dopo il disco Bandalarga del 2006, regala un altro capitolo
musicale a cavallo tra i generi e i confini musicali di tutto il mondo:
con imprevedibilità, competenza e un pizzico di follia.
Antonio Benforte - "Mescalina"
Che
ci si senta al Carnevale di Rio o in un vecchio club boogie non importa,
la gioia e la voglia di muoverti a tempo sono sensazioni che rimangono
a lungo sulla pelle dopo aver ascoltato quest’album. Ho sempre sostenuto
che se la musica è suonata come si deve, è possibile avvicinarsi a
generi che prima non si sentivano propri ed innamorarsene. Nel caso
della BandOrkestra.55 è facile che succeda, poichè propongono afro,
ska, boogie, latin, reggae, funk, in chiave originale ed accattivante,
tale da coinvolgere anche chi questa musica solitamente non l’ascolta.
La presenza di alcuni brani famosi riarrangiati, come “Tu vuoi fà
l’americano” di Carosone (vestita con “Vecchio frac” di Modugno),
“Misirlou” (dalla colonna sonora di Pulp Fiction) e “Ausencia” di
Goran Bregovic, aiutano ad entrare da subito nello spirito giusto
ed affezionarsi immediatamente a “Bandando”. Marco Castelli ha fatto
un lavoro egregio sia per la scrittura dei brani, che per la scelta
di dirigere una “banda moderna”, che non ha niente a che fare con
una big band o un’orchestra popolare. Si tratta di sedici elementi,
che comprende sassofoni, tromba, flicorno, flauto, trombone, chitarra,
piano, basso, batteria, violino, ciaramella, sax, ukulele e percussioni,
che provengono da ambienti diversi e che portano quindi un bagaglio
musicale proprio. Quest’elenco può solo far immaginare l’energia che
sprigiona un gruppo di musicisti simili. Il bello rimane il fatto
che pur essendo un unico album, si respira un’atmosfera eterogenea,
completa ed estremamente appassionata. “Bandando” rimane quindi un
disco da ascoltare in qualsiasi posto siate, senza badare al mese
o alla pioggia, poichè sarà sempre in grado di trasportarvi in una
dimensione in cui il sole, il calore e la buona musica regnano sovrani.
" SoundMagazine"

